5° – Storia della Tribù Natura Picchio Verde – 1949 . . . Dal Campo San Giorgio di Monza alla Torre dell’Autostrada

STORIA DELLA  TRIBÙ NATURA PICCHIO VERDE 
(come la ricordo io, Paolo Poloni – totem: Harakiri)

Vi spiego, come ho ricostruito quei tempi, sia pur con qualche imprecisione, buchi e lacune. Mi sono basato sui miei ricordi e sui racconti che, allora, sentivo dalla viva voce dei “fondatori”.  Ricordi “rinfrescati” nell’ultimo anno grazie alle conversazioni telefoniche con Mario (Camoscio Gentile) e Sandro (Shere Khan).

Cliccando qua, trovate la primaqui la seconda  qua, la terza e qua la quarta parte

23- 24 – aprile  – 1949
Il nostro lavoro, per allestire  la Rassegna  Natura, fu ampiamente ripagato dal consenso che ebbe il nostro Stand , sia dalla popolazione di Monza, che visitò con grande interesse la Rassega Rover in generale, soffermandosi, anche solo per curiosità nello Stand Natura, chiedendoci spiegazioni  sul nostro metodo di lavoro. Restammo piacevolmente sorpresi  per l’afflusso dei visitatori. Dovemmo rivedere i nostri orari, in quanto la Rassegna venne tenuta aperta anche alla sera, fino alle 23. Costatammo che Capi Riparto e i Capo Clan, ci soffermarono volentieri al nostra esposizione. Avemmo la soddisfazione di spiegare il nostro intento suscitando il loro interesse. Fummo  compresi e si creò una interessante corrispondenza con vari Capi, che si consolidò dopo il campo. Vedemmo crescere attività “Natura” in varie realtà Rover sparse nella zona lombarda. Aiutammo, nel modo che potevamo, la nascita di tante piccole “Tribù Natura.  La nostra pubblicazione delle “ Vie del Cielo” incontrò il meritato successo, che ci gratificò per l’accoglienze che non ci aspettavamo e per il consistente impulso economico che diede alla nostre dissestate finanze. Posso dirlo ancora oggi , da vecchio “Dinosauro”, in compagnia dei sopravvissuti che mi compiaccio di elencare : Mario Rota e Sandro Tavecchi , che fu una avventura che non dimenticammo mai.   Fummo completamente assorbiti nel nostro impegno, e restò per parecchi tempo,  nella nostra memoria collettivo.
Riallacciammo i nostri contatti con la pubblicazione associativa,  “ L’ESPLORATORE”, del Comitato centrale di Roma.  Avemmo così la possibilità rinnovare, la nostra collaborazione e di inviare una serie di articoli di “astronomia”. La nostra pubblicazione sulle stelle ebbe una nuova edizione, che inviavamo con piacere, alle  varie branche Rover d’Italia e ai singoli Rover  che ce la chiesero.  Fu un piacevole scambio di informazione, che ci arricchì di una esperienza inaspettata.  L’ultima sera del  Campo, mentre si chiudeva con il “Grande fuoco”  Noi quattro, affiancati da LeBi, restammo di servizio all’Arengario. L’afflusso dei visitatori fu notevole e tra le tante persone, che si soffermarono al nostro Stand, avemmo il piacere di avere, come visitatore, il Capo Rover del Comitato di Londra, in visita in Italia, ospite a Milano, del Commissariato della Lombardia,. Fu un incontro estemporaneo, quasi amichevole. Spiegammo, con PINO (Spiga Verde), che si destreggiò in un inglese “maccheronico”, la scopo della nostra iniziativa, illustrammo i reperti “natura” in esposizione. Mostrammo le foto dei ritrovamenti delle caverne e grotte del nostro Territorio di Caccia. e riuscimmo a farci comprendere. Lo si omaggiò della nostra pubblicazione stellare, rammaricandoci, solo dopo, di non aver potuto fargli firmare, la nostra “Historia”, rimasta a Bergamo.
Poi fu la notte di chiusura.  Quella nostra notte, mentre tutti  il campo dormiva, si prolungò, con un piccolo fuoco di “bivacco” attorno al Grande Fuoco quasi spento. Salutammo  gli amici Rover che avevamo conosciuti in quei tre magnifici giorni e che ci avevano prestato il loro aiuto fraterno. Facemmo con loro, un breve bilancio della nostra attività, e ci lasciammo promettendoci di rincontrarci al San Giorgio del 1950 , il primo Anno Santo, che avrebbe rivisto gli Rover, dopo tanti anni di clandestinità.
il 25-aptile 1949.    Smontato  il campo, ci recammo all’ Arengario a chiudere il nostro Stand.  Imballammo tutto, lo sistemammo su un automezzo furgonato, gentilmente messo a nostra disposizione dal Commissariato della nostra Zona, che lo trasportò fino alla nostra sede, a Bergamo.
Oramai si era fatto sera e restava solo il problema del rientro. Ci recammo alla stazione e LeBi riuscì a commuovere il cuore di un funzionario delle Ferrovie Italiane, che chiudendo tutti e due gli occhi ci permise di caricare le nostre biciclette sul carro bestiame dove era in bella evidenza un cartello: “Cavalli 12 – Uomini 60”.
Fummo fortunati, Gli uomini (e le donne) erano solo un trentina, più noi cinque. Allietammo il viaggio dei nostro compagni, con canti di montagna e con i canti Rover. Fu uno strano fuoco di bivacco, senza fuoco, su un carro bestiame, nella notte del nostro rientro. Fu un piacevole rientro e restava solo il rimpianto che il “San Giorgio” fosse durato così poco. Quelle 96 ore vissute così intensamente volarono senza che ce ne rendessimo conto.
Il Campo di Monza lo colloco al centro della mia vita Rover, con l’esperienza da “Esploratore” come Capo Squadriglia Tecnica, al Campo Scuola di Colico, nell’anno del Jamboree del ’49, in Francia.

26-aprile – 1949   Restammo inattivi per tutta la settimana, nessun Consiglio del Boschi. Troppo stanchi e frastornati. Ci riunimmo di nuovo, al solito mercoledì, in Sede della Tribù. Fu fatta la verifica del campo che tutti trovarono positiva. Si lavorò per la sistemazione del materiali ritirati dalla mostra del Arengario. Il lavoro si protrasse ‘per quasi tutto il mese di Maggio. Un solo, avvenimento di una certa, importanza ci distrasse dal nostro impegno di lavori di riordino

7 maggio 1949 – Visita nella nostra sede di Padre Ruggi d’Aragona O.P., Responsabile Nazionale della branca Rover. Fu in evento determinante. Avevamo in sede Padre RUGGI D’ARAGONA,  non fu una cosa da poco. Ci intrattenne con un colloquio cordiale, fraterno e ci espresse il suo compiacimento per la mostra di Monza. Ci promise il proprio interessamento per risolvere il nostro “stato” giuridico, presso il Comitato Centrale di Roma, ci rinnovò la propria richiesta di collaborazione per le due pubblicazioni scout: “L’Esploratore” e  “R-S Servire” al fine di sensibilizzare Lupetti, Esploratori e Rover a intraprendere, con maggior impegno la scoperta delle bellezze della natura, ricordando l’impegno Rover della “ Scoperta di Dio attraverso la natura, da Lui creata”.
Dopo un Nutrimento dello Spirito”,   pensammo bene di dedicare, un po’ di tempo, al prosaico “ Nutrimento del Corpo con allegria brindando al nostro futuro.  Chiudemmo la serata consegnando a Padre Ruggi il nostro modesto contributo, per i suoi spostamenti. Ci gratificò con in suo pensiero, iscritto nella nostra “Vera Historia”. Fu una visita che ci spronò a percorrere gioiosamente, e con determinazione, la strada che avevamo intrapreso.

Si ripresero  gli incontri del mercoledì. Nei vari “ Consiglio dei Boschi ” che ne seguirono, fissammo l’obbiettivo di esplorazione, delle grotte e caverne del nostro “Territorio di caccia”. Ci prefiggemmo  di portare a termine il lavoro già avviato. Volevamo “chiudere l’impresa”, per prepararci alla partecipazione al Campo della Corona Ferrea” a Monza.

Approfittai fi quel periodo per farmi raccontare, le scoperte che avevano fatto,  prima del mio ingresso nella Tribù. Fu Pino Fegnani, “Spiga Verde” (un “Totem” che bene gli si addiceva), a mettermi al corrente del lavoro già fatto.  Pino era il “Custode” degli insetti e dei piccoli animali del bosco. Con una voce calda e paziente, rispose alle “stupide” domande che gli ponevo. Mi raccontò della decisione presa  da Sandro di esplorare i “buchi” che salendo da Albino, il paese di fondo valle, per raggiungere il “Territorio di Caccia.” si intravedevano sul dorsale destro della valle Albina. Un’attività a cui avevo partecipato anch’io . . .

Accantonate le biciclette (con cui eravamo arrivati da Bergamo) presso un oste di Albino, nostro conoscente, si percorreva il sentiero del fondo valle.  Il piccolo corso d’acqua ci faceva di compagno e guida, con il suo scrosciare, giacché il “sentiero”era poco più di una pista. Di notte la mulattiera non era molto visibile. Superavamo il dislivello che separava la città di Albino, situato a metri 319 sm alla frazione di Ama, 960 sm, nel comune di Aviatico, una manciata di case dove avevamo situato il nostro “territorio di Caccia”. Come sempre, il Parroco di Ama (poche case di montanari intorno alla chiesa)  ci ospitò in un  accantonamento nelle canonica.  Eravamo conosciuti e bene accettati, come abitanti onorari della frazione, anche nelle varie frazioni che componevano l’insieme del paese di Aviatico: Ama, Amora e Ganda.

Lì avevamo organizzato la nostra prima B.A. natalizia, occasione in cui la nominammo capitale del nostro territorio di caccia”.

 Nelle prime esplorazione effettuate dai FA NA furono individuate delle grotte interessanti e in una, il “Bus de la Scabla”, Sandro, scavando il terreno per approntare un fuoco che  rischiarasse la caverna, si imbatte in un reperto che sembrava, a prima vista,un manufatto di terracotta, opera della mano dell’uomo. La cosa incuriosì Sandro e Pino che decisero di approfondire l’esplorazione. Pino mi spiegò che, dopo la decisione del Consiglio dei Boschi di programmare “Uscite” di fine settimana apposta per continuare l’esplorazione, si accorsero che non erano ancora adeguatamente attrezzati per la speleologia. Si avviò un lavoro alla “Garibaldina” e gli scavi iniziarono subito a farsi interessanti.
All’inizio furono trovate solo ossa fossili, ma non si scoraggiarono. Si continuò  la ricerca, sperando in un po’ di fortuna. E la fortuna sorrise a quegli appassionati archeologi dilettanti.  Pino mi raccontò l’emozione di quando, lui e Sandro, trovarono un teschio umano, a un palmo dalla superficie, sul luogo in cui avevano dormito tutta la notte. Pino Segnò con il nerofumo di un tizzone, la volta della caverna, sopra il punto in cui trovarono il teschio. Il teschio, si chiesero,  apparteneva forse a uno scheletro formato dalle ossa precedentemente ritrovate?

In un altra occasione, partecipai anch’io . . . eravamo in attesa di Sandro e Mario, che avevano assicurato il loro arrivo nel tardo pomeriggio. Pino ed io ci dedicammo all’esplorazione  del fitto sottobosco circostante, alla ricerca di nuovi eventuali anfratti o caverne.  Non trovammo nulla, Pino decise di spostarci verso il luogo dell’appuntamento con gli amici, zaino in spalla, ci avviammo al il luogo dell’appuntamento, fissato al  “Paradis di Asegn  un’altra delle molte grotte della Valle Albina.

Quando fummo sul posto, Mario e Sandro non erano ancora arrivati. Pino mi fece entrare nella grotta e mi mostrò i segni delle attività umana. Le persone che l’avevano usata come luogo di sosta o di guardia, avevano scavato sul fianco della grotta, un camminamento lungo una decina di metri che finiva su di una  piazzola erbosa. Salendo dei gradini, appena abbozzati, si raggiungeva un comodo posto di avvistamento. Il vano ricavato nel fianco delle grotta, aveva la forma di un comodo sedile. Da quella posizione, si dominava tutta la valle. La Grotta era situata a circa metà del percorso. L’occhio spaziava dall’inizio alla fine della mulattiera, che collegava Albino a Selvino.  Lo spettacolo era una meraviglia, ci sedemmo anche noi, come gli antichi abitanti della zona, aspettando di vedere salire gli amici.  Arrivarono, in perfetta divisa, sbucando dal sottobosco della mulattiera. Lo zaino sulle  spalle, con il classico passo montanaro, Mario e Sandro salivano, a testa bassa,  sotto il sole al tramonto. Io e Pino preparammo l’accoglienza. Stendemmo per terra un telo delle vecchie tende militari a mo’ di tovaglia. Si usava mangiare la cena presto così da poter avere del tempo a disposizione, per una chiacchierata o sul metodo scout o con LeBi per un approfondimento spirituale. A volte si optava per un piccolo “Fuoco di Bivacco”, al solo scopo di cantare e chiacchierare, tra noi in allegria. Erano  serate costruttive. Parlavamo e discutevamo di tutto e su tutto. Si chiacchierava  della nostra vita, dei nostri sogni, le mete da raggiungere nel nostro futuro, come Rover e come persone. Il tutto “condito” da tanta sana allegria . Scrivo questo perché non desidero dai miei racconti, si possa ricavarne una impressione sbagliata di noi  Fa.Na.  Eravamo quattro Rovere, allo stato brado, all’insegna del mitico motto, “Uno per tutti, tutti per uno”. Dividevamo tutto, (o quasi). Lavoro, fatica, cibo, sigarette,  allegria e . . . i baci alla “Maddalena”. 
Non fatevi dei pensieri strani, se non conoscete la maddalena ve la faccio conoscer io, era una bella bottiglia, di solito riempita di vino o grappa (a scopo terapeutico, contro il freddo della notte), durante queste nostre serate, fra un discorso e l’altro , prima o dopo una canzone, ci facevamo un sorso . . . e questi sorsi erano chiamati (da noi, giovani adolescenti del dopoguerra, costretti a crescere in fretta) “baci”!
Tutte quelle sere attorno al  fuoco, sono i ricordi più vivi nella mia memori.  Tappe determinanti della mia formazione. dove si alternano momenti di allegria, momenti di riflessione indimenticabili.

25-26  – Maggio – 1949
Durante il campo di Monza, don Aceti, l’A.E. del mitico Milano 4° manifesto il desiderio di effettuare una uscita dell’Alta Squadriglia, nel nostro territorio di Caccia. Decidemmo di ospitarli per la fine di maggio, data da stabilirsi. L’incontro avvenne nei giorni 25-26 maggio. Fu un incontro da considerasi epocale. Don Aceti porto i C.Sq.  fino ad Albino. Noi, di poco più vecchi, li aspettavamo alla Stazione e li guidammo, lungo la mulattiera del fondo valle, fino alla grotta del Paradis di Asegn. Sandro e Pini, avevano predisposto il programma d’accoglienza. All’imbocco della grotta era pronto il posto per la cena. Avevano preparato un risotto per i C.Sq. (niente male, Pino era un cuoco provetto.)  Approntato la legna per il Fuoco di Bivacco all’ingresso della grotta. L’aria era fresca, quasi fredda, avevamo pensato di bivaccare al coperto, fumo permettendo. Dopo i primi canti, iniziammo e spiegare ai fratelli scout milanesi i segreti della Natura, il come e il perché avevamo deciso di creare la Tribù del Picchio verde. Poi don Aceti ci interrogò su certi misteri della natura. Mise in imbarazzo l’auditorio con una semplice domanda, che ricordo, perché fu un pensiero folgorante. Nessuno di noi non aveva mai pensato in quel modo. Don Aceti chiese che senso, e che funzione avesse la grandine, perché il Creatore avesse inserito nella  stupenda simmetria della natura un fenomeno natura le così cosi devastante per le piante e le gemme e per i fiori, per tutte le forme vegetali, distrutte e deteriorate dal fenomeno “grandine” Che senso aveva? Era solo una  anomalia o peggio? Fu Pino, la “Spiga verde” che sbalordì tutti, e fece sorridere don Aceti, con un commento che non ho mai dimenticato.  “Il granello di grandine, rompe la ciliegia matura, che marcirà. Questo potrà dare, a qualche insetto,  il modo di poter deporre delle uova, per continuare la propria funzione, nel grande disegno della natura. Cosi, da un evento, in apparenza traumatico e senza nessun vantaggio, può nascere, qualcosa che si inserirà, nel ciclo della catena della vita.  Dopo un attimo di silenzio, fu don Aceti a romperlo, con il suo commento. «Non avevo mai pensato in questa ottica. Hai ragione, grazie, ho imparato qualcosa di nuovo, anche oggi.» E intonò un canto per concludere il “Fuoco”.  Ma la serata non era ancora finita. Avevamo preparato una “Veglia alle stelle” degna dei nostri ospiti. Il cielo era terso e senza chiarori che disturbassero il buio. Le stelle brillavano nell’aria primaverile e le costellazioni spiccavano sul nero dell’universo. La Via Lattea era un fiume di stelle, e passammo un ora di vero piacere astronomico. Individuammo le principali costellazioni della stagione. Chiudemmo il “Bivacco” al canto del Salve Regina, secondo la tradizione della “Tribù”l
La sveglia la fece il sole, che illuminò la grotta, al mattino presto. Avevamo un programma intenso. Iniziammo con una dimostrazione pratica dello studio della flora del territorio. Metodo per la catalogazione della flora, nelle varie zone del territorio di caccia, con Pino Fagnani. Bosco, sottobosco, tipologia di piante e cespugli. Erbe mangerecce spontanee, fiori, tipo di terreno, le coltivazioni di ortaggi e granaglie, della frutta di montagna, presente nella economia dei valligiani. Per passare poi, con Mario Rota, alla fauna selvatica e di pastorizia. Mario fece una dimostrazione pratica per riconoscere, gli uccelli dal loro modo di volare. Mostrò le schede didattiche, da approntare per le varie specie di volatili. Le piume, del petto del dorso e delle ali dell’uccello che si stava studiando. Tipo di nido, tempo della covata, forma delle uova. Utilità dei volatili, nel contesto in cui vivevano. Terminammo spiegando la tecnica di scavo, per l’individuazione di reperti fossili, minerali, e dei segni della presenza di antichi insediamenti umani, punte di frecce, monete cocci di vasellame d’argilla. Per finire, andammo al Bus de la Scabla. Mostrammo loro, dove avevamo ritrovato i resti umani di un corpo sepolto nella grotta. Fu una mattinata intensa, li portammo nel territorio “delle talpe”. Si trattava di un pascolo infestato dalle talpe. Era costellato da mucchietti di terra  che permettevano alle talpe di uscire di notte dai cunicoli scavati sotto il prato, in essi si potevano trovare i cristalli di quarzo, singoli o multipli, portati in superficie dai piccoli roditori. Quando nel pomeriggio ripartirono, avevano raccolto quanto bastava, per ricordare per sempre quella “Uscita” con la Tribù Natura del Piccchio Verde.  Mario li guidò sul sentiero di fondo valle, fino ad Albino. Noi dalla grotta li salutammo accompagnandoli nella discesa con il “Canto dell’Addio”. Restammo in contatto con gli Rover del Milano 4° per parecchio tempo, scambiandoci esperienze sui nostri e loro progressi nel campo della natura.

28 giugno 1949
Poi,  fu il fatidico giorno delle “Veglia alle Stelle” che segno la storia della Tribù.  Fu a metà febbraio che, in un Consiglio dei Boschi, proposi di dedicare una sere al mese, allo studio delle stelle. Dovevamo controllare gli allineamenti delle stelle e la loro somiglianza, al nostro lavoro (“le vie del Cielo”). La decisione fu unanime, si fissò la serata alla luna nuova, momento del massimo buio in cielo, per aver la possibilità di vedere meglio le stelle, nel loro splendore. Furono distribuiti i lavori, Mario ed io fummo incaricati a trovato il luogo, un po’ rialzato, fuori città, ma possibilmente poco lontano e raggiungibile anche a piedi. Sandro la logistica, carta per appunti, torce elettriche, materiale per traguardare gli allineamenti.  A Pino toccò l’approvvigionamento dei cannocchiali e un cavalletto per appoggiare, almeno uno degli strumenti. Quando tutto fu pronto, facemmo un soppraluogo diurno alla località che avevamo individuato.  Sorgeva, allora, oltre la periferia di Bergamo, sull’autostrada Milano–Brescia, allo svincolo per la città. Si trattava della Torre dei Venti, eretta nel centro della rotatoria dello svincolo autostradale. Progettata dal arch. A. Bergonzo, la torre, alta  40 metri, si elevava nel comune di Colognola al Piano, confinante alla periferia della città. Raggiungibile a piedi, dalle nostre abitazioni. La Torre, a forma ottagonale iniziata nel 1940, poi fermata a causa dell’ inizio della guerre era l’ideale per una veglia notturna.. Si raggiungeva la cima, piatta, sormontata da un tronco di cono, con un camminamento che ci permetteva di girare su tutti i lati,  discretamente sicuri. Era l’ideale, dopo il soppraluogo decidemmo di ritornare di sera per salirvi, e controllare la visibilità del firmamento. Alla cima della torre si accedeva tramite una scala “a pioli” con i gradini di ferro infissi nella parete. E venne la luna nuova di febbraio, che cadeva il 28, di domenica. Decidemmo che fosse di buon augurio. La serata servì per affinare le procedure, decidere quello che ci mancava e quello che era superfluo. Per il resto, tutto si volse in modo perfetto. La seconda veglia, quella di marzo, il cielo era nuvoloso. La quarta, subito dopo il Campo di Monza, la ricordo bene perché quella sera invitammo un amico del Bg 6°  a unirsi a noi.  Era un po’ che si interessava alla nostra attività, e fummo contenti quando accettò il nostri invito. Nel mese di maggio dedicammo due sere, alla veglia notturna, volevamo terminare il ciclo primaverile in attesa della prima luna nuova estiva. Questa cadeva qualche giorno prima di san Pietro a Paolo, compleanno li Le.Bi. e il mio onomastico. Fu la Veglia più movimentata della serie di veglie che facemmo, in tutto il nostro percorso scout. Altre veglie seguirono, ma nessuna eguagliò la “Veglia del mese di Giugno del 1949”. La nostra amicizia si cementò proprio quella notte.
Non voglio commettere un sgarbo al “Custode delle Leggende”.  per “L’avventura della Torre della rotonda dell’autostrada”. Per cui, vi lascio al suo racconto (nel prossimo post)

Presto aggiornamento con le foto tratte dal libro “la Vera Historia” . . .

 

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4° – Storia della Tribù Natura Picchio Verde – 1949 . . . Pensando al Campo San Giorgio di Monza

STORIA DELLA  TRIBÙ NATURA PICCHIO VERDE 
(come la ricordo io, Paolo Poloni – totem: Harakiri)

Vi spiego, come ho ricostruito quei tempi, sia pur con qualche imprecisione, buchi e lacune. Mi sono basato sui miei ricordi e sui racconti che, allora, sentivo dalla viva voce dei “fondatori”.  Ricordi “rinfrescati” in queste ultime settimane grazie alle conversazioni telefoniche con Mario (Camoscio Gentile) e Sandro (Shere Khan).

Cliccando qua, trovate la prima parte e qui la seconda parte. Qua, la terza

Il nostro incontro settimanale  si svolgeva al mercoledì, ne dedicammo diversi per progettare, a grandi linee, l’impresa “Natura”, obbiettivo, il Campo di San Giorgio “della Corona Ferrea” a Monza.

Corona Ferrea ©

C’erano gli incarichi da distribuire, in base alla propria area di competenza, i reperti da catalogare per esporli e c’erano pure dei “progetti” da realizzare. Progetti pensati per incrementare il nostro fondo cassa e per rendere interessanti le nostre attività agli scout e ai capi che fossero passati per il nostro stand.
Le idee erano tante e spesso grandiose, ma ci mancavano i soldi per realizzarle e non sapevamo ancora quanto spazio avremmo avuto a disposizione.

Gennaio finì con la nostra richiesta a Padre Vittorino di fissarci un incontro a Monza, per un sopralluogo dello stand.  Nell’attesa procedemmo nella preparazione del materiale che ci sarebbe servito.
Pino Fagnani si attivò per preparare una scorta di Viriclorofalca 7, un  liquido speciale di sua invenzione, che serviva per la imbalsamazione di piccoli animali e un foglietto ciclostilato, con le “Istruzioni d’uso”. Contavamo di autofinanziarci con la vendita di piccoli flaconi di questo prodotto, ma le nostre finanza erano ridotte a zero, per il momento, ci tassammo, per poter acquistare i prodotti di base.

Mario Rota iniziò a preparare le raccolte delle collezioni naturalistiche: uova, nidi, piume, piccoli animali imbalsamati, rinnovando le schede che si riferivano a tutto questo materiale, alcune di queste cose erano già presenti in sede, ma, in vista dell’esposizione a Monza, se ne procurò molte altre nuove e varie. Aveva preparato anche le schede e il materiale che illustravano le varietà della flora esistente, segnalando le zone e le differenze  di vegetazione del sottobosco e una rappresentazione della Mappa del nostro “Territorio di Caccia” che avremmo appeso alla parete dello stand.

In questo periodo, verso la metà del mese di febbraio, si aggrega alla Tribù, Emilio  Ramelli, già Aiuto Istruttore del Bergamo 5°. Viene accolto e accettato come novizio Fa.Na, in attesa della scelta di una Specialità Natura. Momentaneamente viene  affiancato a me.
Il mese di febbraio finì con tutti i Fa.Na. impegnati nella preparazione del materiale destina all’allestimento del nostro “stand”.
Sandro era ancora in Ospedale e attendevamo la sua guarigione per un concreto e determinante impulso al completamente del nostro lavoro.

Il 2 marzo del ‘49, Pino e LeBi, dopo aver parlato, in modo informale, con il Comitato Regionale, ci proposero di avviare contatti con il Comitato di Zona, per richiedere  l’autorizzazione a costituire  un Clan di Rover, con l’intento di regolarizzare la nostra posizione associativa.

Una sera, mentre preparavamo il materiale per Monza, come “astronomo” della Tribù, pensai a uno strumento pratico per lo studio delle costellazioni.  L’idea era di fornire un modo semplice e pratico per individuare le costellazioni agli Scout.  La loro grandezza, il nome delle principali stelle e l’epoca della loro alba e del loro tramonto. Un mezzo utile per la Veglia delle Stelle, un modo semplice e pratico per studiare il firmamento. La proposta fu accettata.

1972428_10202788369050387_5313694304015806076_nTutta la volta celeste e le costellazioni

Fummo incaricati, Mario ed io, di approfondire e rendere fattibile la realizzazione del progetto in tempo per la vendita al Campo di San Giorgio.
Progettammo delle schede (raccolte in una busta di cartoncino) che, oltre a descrivere le costellazione, indicassero il modo di ritrovarle, nel cielo, con l’aiuto di punti di riferimento. Si decise  anche il nome: “Per le Vie del Cielo”.

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Presentazione de “Le vie del Cielo”

Mentre eravamo impegnati a elaborare l’idea di una mappa delle costellazioni  pensavamo a qualcos’altro che avvicinasse gli scouts ai misteri del cielo notturno. Si progettò una rappresentazione visiva del cielo stellato del mese di Aprile. Un cassettone di legno alto venti centimetri e con la superficie di un metro quadrato, coperto da un cartoncino blu rappresentava la volta celeste. Le stelle erano visibili con fori di diversa grandezza, a seconde della loro “Classe”. Quando le lampadine nell’interno si accendevano, rendevano luminose le stelle delle principali costellazioni.
Il progetto delle Vie del Cielo, già disegnato su carta da lucido, ebbe un brusco rallentamento. Non riuscivamo a trovare il modo di stampare il foglio delle schede.

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a Stella Polare, e tutte le spiegazioni per trovarla

Mario aveva disegnato le costellazioni con le linee di riferimento. LeBi si era prestato a trascrivere, nella bella calligrafia da “Frate amanuense” , le spiegazioni e le informazione che io avevo preparato, per descrivere le costellazioni, le loro stelle e il modo di ritrovarle. Mancava solo la stampa. Con che soldi avremmo pagato la stampa restava ancora la questione da risolvere.
I lavori delle schede furono sospesi. Ci dedicammo alla produzione della Viriclorofalca 7 dando un aiuto a Pino.  Ne aveva preparato un bel po’, riempiendo di liquido segretissimo,  preparato da Pino, i flaconcini vuoti, dell’acqua sterile, per le iniezioni (recuperati non ricordo dove).  Facemmo anche dei campioni di piccoli uccelli e di un roditore “imbalsamati”. Per rendere l’idea dell’uso del prodotto.

Fu una piacevole sorpresa , per noi, quando l’ 11 marzo Don Gino Cortesi, fece visita alla Tribù Natura. Fu accolto calorosamente, anche se eravamo nel pieno del lavoro. Illustrammo a don Gino, i lavori pronti per la mostra di Monza. Spiegammo l’idea che il nostro progetto si prefiggeva.  Vi fu un sincero apprezzamento da parte sua per quello che  stavamo facendo. Ci lasciammo con un “arrivederci a Monza”.

E finalmente, il 26 marzo, di quel lontano 1949, Sandro viene dimesso dall’ospedale e riprende l’incarico  di Custode delle Leggende.
Si affianca a noi per la preparazione dell’Esposizione di Monza. Pur convalescente, si mise al lavoro con Mario, per la realizzazione del Planisfero luminoso della raffigurazione delle costellazioni del cielo di Aprile. Prepararono anche una carta della flora e della fauna del territorio di Caccia. Disegni, rilievi di foglie e fiori del materiale botanico. Una serie di materiale atto ad indirizzare gli Scout allo studio della Natura.

LeBi,  Sandro e Emilio Ramelli, che mise a disposizione la vettura di famiglia, riescono ad organizzare il viaggio a Monza per un sopralluogo. Si recarono da Padre Vittorino la cui accoglienza fu più che generosa, i tre furono accompagnati all’Arengario della Città.  La grande e imponente sala, era divisa in sette stand, il nostro, era ubicato sul lato sinistro, entrando, di fronte alle finestre che davano luce al locale, una bellissima posizione. Ampio, quanto bastava per fare un bella figura, ma grande più di quanto aspettavamo.  Il sopraluogo ci costrinse a rivedere, in  parte, il nostro programma.

Fu Sandro a risolvere il problema della stampa delle Vie del Cielo.  Venne stampato in  cianografica.  Su carta azzurra che si prestava a meraviglia. La realizzazione la fece un suo conoscente, che mise a disposizione la macchina cianografica con l’assistenza di Sandro.  Dovemmo dedicare parecchie sere e i pomeriggi delle Domeniche per il taglio delle schede, e del relativo astuccio contenitore.

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La copertina dell’astuccio


Sandro a  Pino, si dedicarono alla costruzione di una stazione  METEO portatile. Nefoscopio (per lo studio delle nuvole), con la relativa  tavoletta a specchio, per la misurazione della velocità delle nubi. Termometro, igrometro  e un segnalatore rotanteAnemoscopio”, per  indicare la  direzione delle correnti del vento e segnalarlo su di una Rosa dei Venti che si  illuminava, a secondo degli spostamenti della direzione del vento.
Tutto il lavoro fu iniziato e terminato a tempo di record, tenendo conto che il nostro tempo libero era ridottissimo.

A metà Aprile avevamo spostato, quasi tutto il materiale preparato a Monza e iniziammo il montaggio. Si corresse le disposizioni dei vari reperti per rendere organica e armoniosa la mostra. Pino organizzo, in tutta fretta, una raccolta  di impronte in gesso delle zampe  di animaletti selvatici e no, che avrebbe dovuto stimolato la curiosità dei ragazzi. Ad ogni impronta corrispondeva la foto dell’animale, che l’aveva lasciata. Alla fine lo stand fu pronto, bello e esteticamente (quasi) perfetto.
Si avvicinava il tempo della partenza per Monza. Finimmo gli ultimi lavoro di imballaggio dei materiali per la vendita, “autofinanziamento” che doveva almeno coprire le spese sostenute da noi tutti. I flaconi di Viriclorofalca 7 furono posti in scatole da imballaggio,  le schede della prima edizione del “Per Le Vie del Cielo”  erano 5 pacchi, da 20 confezioni l’uno.
Restavano da risolvere solo due problemi. Il primo, la tenda. Non eravamo ancora provvisti di una tenda. Nelle nostre uscite ci accantonavamo nella canonica del Parroco di Ama, nella sede del Territorio di Caccia. Nelle giornate e nottate, quando il cielo era sereno, e la temperatura mite, ci si accantonava in una delle grotte, di facile accesso, nel nostro Territorio di Caccia. Ricorremmo alle Sorelle Guide del 2° BG (di cui Padre Bassan era A.E.), che gentilmente ci prestarono una della loro tende.
Un capolavoro di tenda, provvista di tappeto anti umidità (il così detto “catino”) incorporato. Finestrelle a zanzariera per l’areazione, sette posti disponibili, più che spaziosa per noi quattro. Mai dormito in una tenda così “lussuosa”.
Il secondo problema era costituito del trasporto di persone e materiale. Decidemmo che Sandro, Pino e Padre Bassan, con gli zaini avrebbero viaggiato in treno. Mentre Mario ed io, avremmo raggiunto la Città della Corona Ferrea in bici.
Fu Mario che sollevò il problema del trasferimento giornaliero dalla Villa Reale, nel parco di Monza (dove era il campo vero e proprio), all’Arengario situato nel centro della città.  Avremmo dovuto disporre di almeno di due biciclette.
Oggi sembra facile, ma pensatevi nel 1949. Come portare due biciclette da Bergamo a Monza? I treni del tempo, non caricavano biciclette, anche se, nei treni regionali, si viaggiava sui carri bestiame. Di noi quattro, solo Mario disponeva di una bicicletta. Dovemmo ricorrere alla bicicletta di Fra Martino, sagrestano della chiesa del convento Domenicano che ci ospitava. Non era un granché, essendo una bicicletta da donna, ma ci serviva. Così, io e Mario, dopo aver sistemato i tre Fa.Na. sul vagone bestiame con tutto il nostro bagaglio, partimmo, in bici alla volta di Monza. Avevamo fatto una scommessa su chi fosse arrivato prima. Mario pedalava a testa bassa e io, a ruota, faticavo a stargli al passo.  Vincemmo noi, alla Stazione di Monza arrivammo primi, e aspettammo gli altri, sul treno da Bergamo.
Non ricordo nemmeno come arrivammo alla Villa Reale, ricordo che prima di tutto ci recammo a ispezionare il nostro stand. Sistemammo il materiale trasportato, apportammo qualche ritocco alla scenografia e ce ne andammo.  Il pomeriggio passò con lavori sistemazione dello spazio dove campeggiavamo. Montaggio tenda, sistemazione del fornelletto per cucinare, collocazione di un cartello che ci qualificava come “TRIBÚ NATURA”.
Verso sera incontrammo padre Vittorino che ci informò sull’orario dell’inaugurazione della Mostra Scout e del programma della Mostra e del Campo . Assicurammo la nostra presenza  all’Arengario, due di noi sarebbero stati sempre presenti nello stand.

Era la sera del 22 aprile del 1949. Iniziava il nostro “lancio” nell’ambito della Regione, che ci proiettò verso il nostro ambizioso obbiettivo Portare la Tribù Natura al servizio dei fratelli Scout

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3° – Storia della Tribù Natura Picchio Verde – 1949 . . . verso Monza

STORIA DELLA  TRIBÙ NATURA PICCHIO VERDE 
(come la ricordo io, Paolo Poloni – totem: Harakiri)

Vi spiego, come ho ricostruito quei tempi, sia pur con qualche imprecisione, buchi e lacune. Mi sono basato sui miei ricordi e sui racconti che, allora, sentivo dalla viva voce dei “fondatori”.  Ricordi “rinfrescati” in queste ultime settimane grazie alle conversazioni telefoniche con Mario (Camoscio Gentile) e Sandro (Shere Khan). 

 Cliccando qua, trovate la prima parte e qui la seconda parte

 “. . . e se ad un certo punto la strada viene a mancarti, Falla tu stesso!”  Questo, scritto sulla prima pagina della cronaca del 1949 de “La Vera Historia”, fu per noi l’obbiettivo da raggiungere in quell’anno.

B Disegno 1949 ©

Il primo Consiglio dei Boschi dell’anno nuovo, verté sulla necessità di reperire un prodotto farmaceutico costosissimo e non ancora in vendita nelle farmacie italiane:  la STREPTOMICINA .
La medicina, isolata inizialmente nel 1943, era stata consigliata dai medici dell’Ospedale di Bergamo per curare la pleurite di Sandro, ma era introvabile nelle farmacie italiane.
Noi FA.NA. decidemmo di impegnarci in prima persona, con una raccolta di fondi, per poter effettuare l’acquisto.  Si riuscirono a reperire (in modo rocambolesco) i primi 10 grammi del farmaco, che vengono consegnati ai medici.
Si continuò con la raccolta dei fondi necessari per il completamento della cura.  In breve tempo, Pino, Mario e Sergio, con la mediazione e l’interessamento di LeBi, ottennero buoni risultati, grazie alla generosità di molti tra i conoscenti e gli amici della “Tribù”.
Molti si prodigarono versando quello che potevano e  tutto venne registrato attentamente, sia i nomi che gli importi, su “La Vera Historia”.

Dai riparti ASCI e AGI di Bergamo e Provincia ai vertici dei Commissariati di Zona e Regionale, dalla Compagnia Cavalieri di S. Giorgio alla comunità dei Domenicani che ci ospitava, oltre a persone che ci conoscevano giunsero le offerte e si raccolse la ragguardevole cifra, di  58.900 Lire (corrispondenti a € 1.088,13 attuali *)  riuscendo, con tale somma a coprire l’importo totale della spesa del farmaco.

B offerte  ©

Ai primi di gennaio, fui informato dagli altri Fa.Na. che  sarebbero andati a visitare Sandro all’Ospedale e chiesi se potevo unirmi a loro. Il Direttore mi concesse il permesso di uscita e ci trovammo tutti e quattro: Sergio, Mario, Pino ed io, in visita, all’Ospedale Maggiore. Trovammo Sandro migliorato, anche se parecchio debilitato. Facemmo un estemporaneo Consiglio dei Boschi. Si parlò del programma di massima dell’anno che iniziava, condizionato dal tempo libero, dai mezzi economici e di vari problemi logistici.
Alla fine del Consiglio, interpellai Sandro con una  domanda semplice ma importante. Volevo un suo consiglio per la scelta del ramo della natura in cui sarebbe stato utile la mia collaborazione. Ci fu uno scambio di idee e prevalse la più gradita a tutti, compreso lo scrivente: l’astronomia.

 Ero sempre stato affascinato  dalle stelle,  così fui entusiasta  della  proposta.  Nel Consiglio dei  Boschi che seguì la visita a Sandro, fu ufficializzata la mia mansione come “ Astronomo”  provvisoriamente incaricato, nella squadra di FA.NA., in attesa della mia definitiva nomina a “Astronomo della Tribù”  per meriti di presenza fattiva e competenza acquisita, in attesa della solenne investitura.

A quel punto, viene ratificato con la firma autografa  sulle pagine de “La Vera Historia”, il mio ingresso ufficiale nella Tribù Natura Picchio Verde.

B HARAKIRI ©

Dopo un delicato lavoro diplomatico , LeBi, padre Vittorio (Guglielmo) Bassan o.p.  convinse La Direzione dell’Orfanotrofio Maschile a concedermi, dei permessi “speciali” di uscita dall’Orfanotrofio, al fine di consentirmi di partecipare alle “Uscite Natura” nel fine settimana, per continuare l’attività  scout, interrotta con lo scioglimento del Reparto di appartenenza, il Bergamo 5°. Si ufficializzava la mia posizione, fin allora avevo frequentato la TRIBÚ in modo semiclandestino.
I primi tempi della mia partecipazione alle attività della TNPV, il Direttore, don Alessio faceva figurare che io di mercoledì pomeriggio andavo a trovare mia nonna e che dormivo da lei, anche se sapeva benissimo che nel pomeriggio andavo in sede vivendo la mia vita scout e solo dopo, andavo a dormire da mia nonna.

In quella occasione  fu anche delineata  la struttura della nascente “Trubù”.
Si stabilì un principio importante: i Rover erano “Pari” tra loro e Capi autonomi, nella proprie specialità.
Il programma, semestrale, veniva concordata  dal Consiglio dei Boschi a maggioranza relativa.  Il Consiglio dei Boschi era il massimo e unico organo decisionale della Tribù Natura, in cui, tutti i FA.NA avevano il diritto a un voto.
All’Assistente Spirituale (A.S.) era riservato il “diritto di veto”, limitatamente al programma  “Natura” approvato dal C.d.B. e per altre decisioni importanti, concernenti la vita e la struttura della T. N. Picchio Verde.  Da precisare che fino alla mia permanenza nella Tribù,  LeBi, non ebbe mai motivo di attivare il proprio “diritto di veto”.
Tacitamente fu accettata,  da tutti i presenti, anche la graduatoria gerarchica dei membri, in ragione del tempo di appartenenza alla Tribù.

Al Consiglio, verbalmente e senza trascrizione a verbale, con una votazione, si stabilì che  il “Primo” tra i “Pari” fosse Mario Rota (Camoscio Gentile)A seguire, Pino Fagnani (Spiga verde),  Sandro Tavecchi (Shere Khan),  Sergio Corradeschi  (Khala Nag)  e per ultimo,  io, Paolo Poloni (Harakiri o “Ara qu’i(l) ri(t)” , un giorno vi racconto la genesi del mio Totem).
Restava sottinteso che la posizione nella graduatoria non costituiva né “diritto” né privilegio, ma un solo riconoscimento di anzianità all’intero della Tribù  Natura Picchio Verde.

Varie ©

Alla metà di gennaio, ricevemmo, da Padre Vittorino O.C.D. (Ass. Spirituale della zona di Monza), l’invito ad allestire, con materiale raccolto da noi della “Tribù Natura”, uno dei sette stand della Mostra Scout, che si sarebbe allestita nell’Arengario di Monza durante il Campo di S. Giorgio Regionale dell’anno 1949 (“Campo Della Corona Ferrea”)
Informammo Padre Vittorino che sicuramente avremmo  onorato l’impegno che così fiduciosamente ci proponeva, chiedemmo più dettagli per stendere un programma di lavoro e poi, ci mettemmo all’opera . . .

Monza ArengarioArengario di Monza

E se volete sapere come è finita, un attimo di pausa e poi, continua!

* conteggio ottenuto aiutandosi con un sito web (appena trovo l’indirizzo, ve lo scrivo)

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2° – Storia della Tribù Natura Picchio Verde – Consiglio dei Boschi – Il Territorio di Caccia

STORIA DELLA  TRIBÙ NATURA PICCHIO VERDE 
(come la ricordo io, Paolo Poloni – totem: Harakiri)

Vi spiego, come ho ricostruito quei tempi, sia pur con qualche imprecisione, buchi e lacune. Mi sono basato sui miei ricordi e sui racconti che, allora, sentivo dalla viva voce dei “fondatori”.  Ricordi “rinfrescati” in queste ultime settimane grazie alle conversazioni telefoniche con Mario (Camoscio Gentile) e Sandro (Shere Khan).

Cliccando qua, trovate la prima parte

Il primo Consiglio dei Boschi – Il Territorio di Caccia 

La Tribù Natura si stava organizzando.
I Padri Domenicani, su perorazione di LeBi, concessero ai prodi  FA.NA. l’uso di un locale che si raggiungeva passando dalla sagrestia. Fu subito stilato un piano di restauro, il quale va assumendo proporzioni considerevoli (come si legge nelle Cronache de  “La Vera Historia”).
A lavori finiti, la “Sede” si presentava particolare, almeno per come ricordo la prima volta che la vidi.  Da una stanza nei pressi della Sacrestia, si entrava attraverso una botola, dopo aver salito la scala di legno, in un vasto locale a volta. Pitturata e pulita  faceva un’ottima figura. L’arredamento era spartano e funzionale: un lungo tavolo grezzo, ricavato da una vecchia porta di legno massello. Sul tavolo, in bella evidenza, le cartelle per i convenuti. Intorno al tavolo i relativi sgabelli (scomodi). A capo tavola il posto del Assistente Spirituale.  Col tempo arrivarono le sedie (comode). Su di una mensola, in una teca di vetro, faceva bella mostra un Picchio Verde impagliato. Con il tempo si completò l’arredamento, utile per le funzioni della Tribù Natura.

A Custode ©

Per ufficializzare l’inaugurazione, fu indetto il Consiglio dei Boschi, il primo nella nuova sede.
Si cominciò a delineare il cammino per rendere organica la nascente Tribù Natura.  I soci fondatori, Mario, Pino, Sandro, con Le.Bi (Padre Vittorio Bassan),  avevano ripreso come “Totem” della Tribù Natura, il Picchio Verde.
Ne “La Vera Historia”,  la costituzione del sodalizio risale ufficialmente “Alle calende di Marzo del 1948.”

A Apertura ©

Come si legge nel tomo “LA VERA HISTORIA”  libro ufficiale delle gesta della Tribù.  Nelle  firme di convalida del documento sono, in ordine di scrittura:

Mario Rota           Totem  Camoscio gentile
Pino Fagnani                   Spiga verde
Giulio Marcondelli         Mingo
Sandro Tavecchi            Schere Kan

Padre Vittorio Bassan        Levriero Bianco (Le.Bi)

Nei consigli successivi, in data 11 maggio, fu approvato all’unanimità l’adozione del “fazzolettone” della “Tribù”, color grigio perla, con un picchio verde nell’angolo inferiore.

A Territorio di Caccia ©
Successivamente, fu identificato e assunto, come “Territorio di Caccia” dalla Tribù, il territorio della valle Albina, la zona di Selvino, Ama, Amora e la località Trafficanti. Zone che si prestavano molto bene ad esplorazioni naturalistiche per diverse specialità.
C’era una fauna molto varia, una flora interessante e una serie di zone ricche di fossili, quarzi e cavità naturali.
Le Caverne erano particolarmente interessanti per Sandro. La speleologia era la sua specialità. Decise di dedicare diverse uscite per iniziare una esplorazione di queste grotte, catalogarne l’ubicazione e valutarne l’interesse speleologico. Si studiò la morfologia del terreno.
Vennero individuate diverse grotte che destarono un certo interesse. Due sono rimaste nella storia della speleologia e dell’archeologia bergamasca, tutte e due poste nella valle dell’Albina, in territorio di Aviatico, ma nei pressi del confine con Petello. La prima denominata Paradis di asegn,  la seconda, il Bus de la scabla.
L’esplorazione impegnò la Tribù per parecchie “Uscite”.
Nello stesso tempo, si mantenevano i contatti (anche epistolari) con gli esploratori che volevano consigli o reperti per i loro angoli di squadriglia. Si rispondeva alle domande dei capi scout su come impostare un’impresa naturalistica.
Scrissero un articolo, come Tribù Natura, nella nuova rivista associativa “R-S SERVIRE”, nel numero di Marzo- Aprile 1948.
In seguito a ciò,  Padre Agostino Ruggi d’Aragona li invitò a una collaborazione, per la pubblicazione degli articoli sulle loro scoperte e imprese nella natura sul giornale associativo dell’ASCI:  “L’ Esploratore”.

Giugno fu un mese pieno di avvenimenti, nei primi giorni, esattamente l’ 8 giugno del 1948, i rover della Tribù Natura Picchio Verde, iniziano la prima esplorazione del Bus de la scabla. I primi sondaggi del terreno furono soddisfacenti. Si attivò un piano di scavi, stabilendo date, programmi e competenze. Sandro fece da coordinatore. Durante gli scavi di giugno furono rinvenuti ossa umane che rafforzarono la determinazione di continuare negli scavi.

Verso la fine di giugno, in un Consiglio dei Boschi si scelse il Santo Patrono della Tribù. Su proposta di Le.Bi. venne scelto un santo speciale: Sant’Alberto Magno, O.P., filosofo e naturalista, patrono delle Scienze Naturali la cui festa cade il 15 novembre.

Il ventisette luglio, fu accolto nella Tribù un nuovo FA.NA.: Sergio Corradeschi. Proveniente, come Pino, dal Riparto 2° Bg.
Tra un “Uscita” e l’altra nella valle Albina a setacciare il terriccio del delle due grotte, arrivò Agosto.  Mario e Sandro, diedero avvio al loro progetto di un “Campo (Estivo) Mobile”. Prevedeva il percorso classico di noi scout bergamaschi: BG. > Piazza Brembana > Branzi  >  Passo del  Venina  > Sondrio > Colico (dove era già attivo il Campo di formazione).
Da quello che mi raccontarono fu una esperienza unica e irripetibile. Considerando i tempi, l’età dei nostri (16 – 17 anni), il percorso e la penuria di mezzi ha del temerario e dell’incredibile. Onore al merito a Sandro e Mario  che sono un vanto della Tribù.

Il 27 Settembre vide la totemizzazione di tre dei componenti la Tribù: Sandro, Pino e Sergio. In riva al fiume Serio, sulla sponda destra , nel territorio di Alzano, con il Gran Maestro dei Totem Camoscio Gentile, alla luce del fuoco che ardeva nella notte venne loro imposto i TOTEM, che portarono per tutta la loro vita:
Sandro = Shere Khan
Pino = Spiga Verde
Sergio – Kala Nag.

A Totem ©

Il giorno 30 ottobre, un  sabato, ebbe inizio l’Hike nel territorio di Pontida. L’obiettivo fu lo studio della fauna e la flora di quel territorio che presentava, al tempo, notevole interesse. Mario e Sandro furono raggiunti da Pino la domenica, giorno di Tutti i Santi. L’Hike si concluse positivamente, con soddisfazione per il buon materiale raccolto.

Il giorno da ricordare di quel novembre del 1948 fu certamente il 15, la giornata per l’inaugurazione della sede della Tribù, finita, arredata in modo pratico e razionale, agibile e confortevole. Una seconda “casa” per i nostri quattro FA.NA. che da quel giorno la usarono al meglio. Unico invitato, il Magnifico Priore del convento che ospitava la Tribù, Padre Enrico Rossetti O.P. per la solenne benedizione. Quindi, ricevuti i complimenti del Priore, si  procedette ai festeggiamenti, come riporta la Vera Historia: “dulcis (et vinum)”.

Ai primi giorni di novembre, io, Paolo Poloni, inizio a frequentare la T.N.
Ero uno scout del 5° BG Riparto sciolto al tempo del Campo di S. Giorgio di Alzano, dove avevo sentito parlare della T.N.
La mia presentazione in sede la fece Mario. Presentandomi ai Fa.Na. precisò che la mia partecipazione avrebbe potuto avvenire solo con il permesso del Rettore dell’Orfanatrofio. Le.Bi. si propose per intavolare una trattativa con la direzione del “Trofio” e ottenere il permesso affinché Paolo possa partecipare almeno alle uscite settimanali della Tribù.
Pino consigliò di attendere il permesso del Direttore dell’ O.M. prima di ufficializzare il mio ingresso nella Tribù. accettai la soluzione di Pino e mi considerai un apprendista FA.NA, fino a che il Consiglio dei Boschi non ratificherà la appartenenza di fatto e di diritto alla Tribù Natura. Fino alla ratifica venni esentato dal partecipare all’incontro settimanale della Tribù, per l’impossibilità di uscire dall’Orfanotrofio di sera.  Essendo tutti d’accordo, venno accolto, anche se non ufficialmente, nella T. N.

Il mese di  Novembre viene caratterizzato anche dalla preparazione della B.A. di Natale.
Si decide il progetto della B.A. Presente tutti i componenti della Tribù, una domenica mattina, dopo la Messa, riunione nella Sede.  Dopo varie proposte, si delinea la linea che meglio si adatta allo spirito di “SERVIZIO” dei Rover.
La Buona Azione di Natale della Tribù, avrà lo spirito si servizio verso il prossimo dei più piccoli. Si decide di festeggiare il Natale con i ragazzi di Ama, il piccolo paese, poco più di 200 abitanti, sito all’ombra del torreggiante sperone di roccia dolomitica nella zona di nostro T. di C.  L’idea viene approvata e si fissa un’ “Uscita” per studiare la popolazione e per concordare l’operazione con il Parroco del Paese. La proposta viene accolta con cauto entusiasmo dal Parroco di Ama. Ma, alla esposizione del nostro progetto, convinto, si entusiasma. Mette a nostra disposizione i locali e la possibilità di accantonarci nelle “Uscite”, in quanto la rigidità della stagione non permetteva un pernottamento all’aperto.

A Natale ©
La B.A. ebbe un entusiastico accoglimento dei ragazzi.   Il Presepio, allestito con statue raccolte nei posti più disparate. Giocattoli, non tutti nuovi, ma tutti amorevolmente restaurati. Dolci e pasticcini vari. Giochi, diretti e animati da Pino, ex Akela e da Mario, che si rivelò un animatore veramente fantastico.
Ma la meraviglia dei ragazzi e non solo di loro, fu il grande albero di Natale che per la prima volta vedevano. Era una novità assoluta per tutta la popolazione intervenuta, Sindaco in testa.
I più piccoli ebbero, tutti, in regalo un giocattolo e i più grandicelli  un libro, gentilmente offertoci in omaggio dalla Mondadori, dietro nostra richiesta.
La festa, che si era aperta con la Messa officiata da Padre Bassan, che all’omelia specificò a tutto il paese, partecipe e curioso per la novità, lo spirito della nostra Buona Azione; si concluse, dopo un pomeriggio di allegria,  con la soddisfazione dei Fa.Na. e dei ragazzi di Ama
I Rover della TNPV si fermarono anche il giorno dopo, per smontare tutto quello che doveva essere riportato in sede. Il Parroco,  grato per la nostra iniziativa,  ci promise che saremmo sempre stati suoi ospiti, nelle nostre prossime “Uscite” ad Ama. Ringraziò per tutto il nostro impegno anche da parte del Sindaco, assente per ragioni di lavoro. Tornammo a Bergamo felici di aver “Servito”.

L’ anno termina con il ricovero urgente in Ospedale del “Custode della Leggende”, Sandro, per una  pleurite bilaterale, raggiunge, nel reparto dell’Ospedale di Bergamo Padre Enrico Rossetti, Priore del convento di S. Bartolomeo.
L’incarico di “Custode delle Leggende” che era svolto da Shere Khan (Sandro) viene assunto, ad interim, da LeBi.

I componenti della Tribù Natura, archiviarono il mese con una messa propiziatoria per i due infermi.

Fine anno 59 ©

(continua prossimamente)

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1° – Storia della Tribù Natura Picchio Verde – dagli inizi al Campo “sul Serio”

STORIA DELLA  TRIBÙ NATURA PICCHIO VERDE 
(come la ricordo io: Paolo Poloni – totem: Harakiri)

Vi spiego, come ho ricostruito quei tempi, sia pur con qualche imprecisione, buchi e lacune. Mi sono basato sui miei ricordi e sui racconti che, allora, sentivo dalla viva voce dei “fondatori”.  Ricordi “rinfrescati” in queste ultime settimane grazie alle conversazioni telefoniche con Mario (Camoscio Gentile) e Sandro (Shere Khan).


La “Preistoria”

Il germe dei Fanatici della Natura detti per comodità FA.NA. germogliò nel Riparto BG 7° (Lepanto).
Ognuna delle due squadriglie di cui era composto, si  specializzò in un indirizzo naturalistico.
I “Camosci”, il cui Capo Squadriglia era Mario Rota (detto Mariolino),  si specializzarono  nell’ Ornitologia.
In seguito,  all’Alta Squadriglia del Riparto fu affidata l’opera di allestimento di una xiloteca per la specializzazione in “Botanica”.

Gli inizi ©
Gli inizi

Il nuovo sodalizio, che accumunava le squadriglie nello studio della natura, prese il nome di “Tribù Natura Picchio Verde” su proposta di Michel, il Capo Riparto del BG. 7

Tribù Natura

Periodo  anni  1949 – 1951   I primi contatti che ebbi con la Tribù Natura nascente…

Il mio primo contatto con i componenti della Tribù Natura Picchio Verde, avvenne alla chiusura del Campo di San Giorgio del 1948, ad Alzano Lombardo.
Ero in visita al Campo S. Giorgio Regionale ad Alzano Lombardo, denominato  “Campo sul Serio”, con la mia squadriglia: i Cervi del Bergamo 5° e verso la fine del campo incontrai l’amico Mario Rota.  Lo conoscevo bene, abitavamo nello stesso stabile, lui con la famiglia ed io, con mia nonna, quando avevo il permesso di uscire dall’ Orfanotrofio.  In oltre, il BG 7°- Lepanto era gemellato con noi del BG 5° – S. Luigi IX, un Riparto che era formato da orfani, ospiti dell’ Orfanotrofio Maschile di Bergamo. Ma era un po’ di tempo che non ci incontravamo.

Mario e Paolo ©Mario (Camoscio Gentile) Paolo (Harakiri)

Dopo averlo salutato mi informai del perché sulla sua presenza lì, sapendo che ormai il 7° BG – Lepanto era stato sciolto.
Mario mi spiegò che, dopo la chiusura del suo Riparto, qualcuno dei ragazzi era confluito nel BG. 2°.  Quando si sciolse anche quel Riparto, i pochi scout che restarono, divennero Rover per poter continuare l’attività scout.
Furono censiti nel Bergamo 6°, ma formarono una sezione staccata, orientata alla specialità “NATURA”.  Volevano avere una sede propria, ne parlarono con Padre Vittorio Bassan dell’Ordine dei frati predicatori (Domenicani), ex Assistente Ecclesiastico del disciolto Riparto BG 7- Lepanto.
L’idea piacque a Padre Bassan, il cui “totem” scout era “Levriero Bianco” (LEBI, per noi), che si attivò subito per fornire una base d’appoggio presso il Convento dei Padri Domenicani  situato in fondo al Sentierone (chiesa di San Bartolomeo).
L’idea era di poter completare le varie branche dello studio della natura con altri Rover, ognuno dei quali si sarebbe dedicato a una specialità. Al momento in cui me ne parlò, il progetto era in gestazione e vedeva Mario Rota (il suo ”totem” è Camoscio Gentile) interessarsi alla specialità di “ORNITOLOGIA; Pino Fagnani (totem Spiga  Verde), proveniente dal BG 2° dove aveva svolto il servizio come Akela, si interessava di “ENTOMOLOGIA”. Sandro Tavecchi, che era stato nel BG 1°, (totem Shere Kan) era l’esperto in SPELEOLOGIA.
In vista dell’imminente Campo di San Giorgio Regionale di Alzano Lombardo pensarono di farsi conoscere dagli Esploratori e Capi presenti.

Campo S. Giorgio di Alzano   8-9 maggio 1948

Presa la decisione di partecipare al Campo San Giorgio “Campo sul Serio” i FA.NA. si diedero da fare per preparare e selezionare i vari reperti che erano  stati raccolti nelle “Uscite Natura” effettuate e si programmò una serie di “Uscite” mirate alla raccolta di nuovi reperti e campioni dei vari aspetti  della “Natura”  bergamasca.

011 ©

Dopo una meticolosa  selezione  del materiale raccolto dalla nascente  Tribù Natura,  avuto il permesso per disporre della serra della Villa Camilla  i FA.NA installarono una mostra del materiale raccolto.

Lo scopo che si prefiggevano  i Rover della Tribù Natura era di sensibilizzare i Capi Scout Regionali, e interessare gli Esploratori e i Capi Riparto che partecipavano al Campo a questa attività.

Giornali Alzano ©
La stampa Locale parla della Tribù Natura

 L’obbiettivo fu raggiunto molto bene.
Ricevettero pure il plauso delle Autorità Civili. Anche la Stampa Bergamasca si accorse di loro. Tutti e due i giornali locali dedicarono alla mostra della Tribù Natura una citazione all’interno degli articoli che parlavano di questa manifestazione, evidenziando il loro interesse, per la mostra che la neonata Tribù Natura aveva allestito con tanto impegno.

Grande fu la loro soddisfazione per gli apprezzamenti che furono esternati dagli scout (Esploratori e Capi) di tutta la Lombardia durante i tre giorni di Campo.  Un po’ meno entusiaste si dimostrarono le locali Autorità Scout, le quali, come si legge nelle Cronache della “Vera Historia”, si sono mantenute in  . . . prudente riserbo.

Continua appena possibile . . .

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Storia del Riparto ASCI 5° Bergamo

Storia del Riparto ASCI  5° Bergamo – come la ricordo io: Paolo Poloni (totem: Harakiri), Esploratore di Prima Classe, Capo squadriglia  “CERVI”    anni  1945 – 1948. Poi Rover, della Tribù Natura “PICCHIO VERDE”   fino al 1950

ANNO SCOUT     1945  – 1946

Il Riparto inizia la propria attività nell’autunno del 1945.

L’ingegnere Tenni, ex scout, con alcuni  giovani studenti si attivarono, in quel anno, per cercare un locale adatto a ospitare il costituendo Riparto.  Trovarono accoglienza, dal Direttore dell’Orfanotrofio Maschile (O.M.) di Bergamo, P. Cherubino Zarantoniello (congregazione dei Padri Giuseppini di Torino).  Il direttore pose solo una condizione, che fosse possibile inserire anche qualche ragazzo dell’Orfanotrofio da educare con il metodo scout. L’accordo si concluse e nel mese di novembre del 1945 e fu messa a disposizione una grande aula della scuola interna all’O.M.

Il Vice Direttore assunse la carica di A. E. e ci informò che aveva aperto le iscrizioni a chi volesse iniziare il percorso scout (le altre alternative erano l’Azione Cattolica e la banda musicale). Nessuno di noi sapeva cosa fossero gli “Scouts” né cosa facessero. Io avevo reminiscenze, del periodo prima della guerra, in cui mio padre mi comprava un giornalino dove c’erano dei fumetti con le avventure di un gruppo di “esploratori”, questo ricordo e il pensiero che si sarebbero effettuate “uscite”  fuori dall’Orfanotrofio mi convinse ad iscrivermi.

Il  nuova Riparto  era composto da quattro squadriglie: due di ragazzi del quartiere (da noi chiamati “gli esterni”)  e due dagli orfani provenienti da varie località del bergamasco.  La squadriglia “Cervi” era composta da studenti dell’ Orfanotrofio. Quella delle “Aquile”, sempre con ragazzi del ‘Trofio, ma operai: 4 tipografi, tre falegnami, dei laboratori dell’ Orfanotrofio. Le altre due squadriglie  “Castori” e “Volpi” erano formata da studenti abitanti del quartiere Santa Lucia.

Dopo la festività dei “Santi”, iniziammo le prime riunioni. Seduti ai quattro tavoli, uno per Squadriglia, ascoltammo le parole dei nostri “Istruttori”. La prima decisione che prese l’ingegner Tenni, fu la scelta del nome da dare al nostro Riparto che affiancasse la denominazione:  “BERGAMO 5°”. Indisse un’assemblea che si svolse con la presenza di tutte le quattro squadriglie, dei sei “ istruttori” e del Capo Riparto. Fu invitato anche il Direttore dell’Orfanotrofio, con il nostro A. E.: Don Giovanni . Il nome che fu proposto dal Direttore era: “Norberto Duzioni”, un ex allievo dell’Orfanotrofio, giovane partigiano caduto durante la Resistenza. La proposta non era attuabile, come ci spiego in seguito il Commissario Provinciale. Il nome era già stato assunto dal Bergamo 1° dell’ Oratorio dell’Immacolata. I Capi rimandarono la decisione dopo le feste natalizie.

Le attività furono sospese per permettere agli orfani di recarsi a casa loro per le feste di natalizie.  Alla ripresa delle attività di Riparto ci furono diversi cambiamenti. Tre dei quattro Aiuto Istruttori  rassegnarono le dimissioni abbandonando ogni attività nell’Associazione. Restava solo Emilio R., studente liceale. La novità più determinante fu la presentazione di un nuovo istruttore da parte del A. E. provinciale Don Gino Cortesi (era la prima volta che incontravamo don Gino che tanto influì nella mia vita scout). Don Gino ci presentò Paul, un Capo scout dell’associazione francese degli “Scout de France”, che da allora in poi sarebbe stato il nostro nuovo Istruttore.

Da quel pomeriggio di gennaio la nostra formazione scout prese una svolta decisiva. Non eravamo più dei ragazzi in divisa scout che non facevano niente di diverso da attività di oratorio. Paul si mise all’opera per infondere un vero spirito scout nel Riparto, per prima cosa riformò le squadriglie, non più operai separati dagli studenti. Si formarono nuove squadriglie con ragazzi di diversa formazione e provenienza. Incaricò Carlo C.  di affiancare Emilio R., formando un nuovo staff di capi.
Finalmente il Riparto fu dotato di un nome: in un assemblea generale fummo invitati a scegliere tra una rosa di quattro personaggi della Cavalleria medioevale. Scegliemmo un personaggio che ci sembrò il più importante: “San Luigi IX”, Re di Francia.

Il nuovo Capo Riparto istituì il Kraal (cioè il consiglio dei Capi) e l’Alta Squadriglia. Ci insegnò lo stile scout e tutte le regole del metodo scout, imparammo, tra le altre cose, il Motto, la Legge e la Promessa.

Il nuovo consiglio dei Capi Squadriglia, presieduta da Capo Carlo C. tracciò il programma per la preparazione della nostra Promessa Scout . Fissammo il giorno,  il 19 Marzo 1946  S. Giuseppe  patrono dei PP. Giuseppini e festa dell’Orfanotrofio. La “Promessa” si svolse nel campo sportivo. Ospite d’ onore, il Vescovo di Bergamo (Mons. Bernareggi). Invitammo tutti i Riparti di Bergamo, sia quelli già in attività che quelli in formazione.

Ci preparammo al Campo di san Giorgio del 1946 che si svolse ad Affori (un quartiere di Milano). Fu una esperienza nuova , che ci fece conoscere le varie realtà dello Scoutismo lombardo. Poi, al campo di Pasqua, Capo Paul e i capi squadriglia decisero la sospensione delle uscite su consiglio dell’ A. E. per permettere agli studenti di prepararsi agli esami di fine anno scolastico.

Terminate le scuole ci recammo a Rapallo (GE), in località Montallegro, per il nostro primo Campo Estivo.
Il Campo Estivo fu un successo e un’esperienza affascinante, da ricordare, per tutti noi. Al “fuoco” di chiusura partecipò anche parte della cittadinanza di Rapallo, il Sindaco ci anticipò la formazione di un Riparto scout nella sua città. Con le nostre attività estive avevamo risvegliato la curiosità dei giovani e, nei vecchi scout della cittadina, i ricordi delle attività scout di prima del fascismo.

Al ritorno all’ Orfanotrofio il Riparto chiuse l’attività, per la pausa estiva, con un Grande Fuoco. Ci salutammo, dandoci appuntamento al settembre 1946.

5° Bg ©
Parte del Riparto, con gli aiuto capi e l’AE – Bergamo 5° – 1947
 
 

ANNO SCOUT     1946  – 1947

Quando riaprimmo le attività, a settembre, il Riparto era formato da due sole Squadriglie: i Cervi e le Aquile,  costituite solo da ragazzi ospiti del O.M.  Ci fu un rimpasto e iniziammo l’attività con l’obbiettivo, per le Squadriglie,  di prepararci per il prossimo  Campo di San Giorgio.  Capo Paul puntava su di un nostro piazzamento tra i primi dieci posti in graduatoria.
Il Campo di San Giorgio si sarebbe svolto a Cernobbio sul lago di Como con il nome di  “Campo dell’Arcobaleno”.  Nel programma del Campo era previsto un percorso per scout di 2° Classe con un doppio scopo:  il raggiungimento del brevetto di 1° Classe e la qualificazione per accedere all’ inserimento del contingente lombardo al  Jamboree che si svolgeva in Francia a Moisson, il primo Jamboree del dopo guerra, infatti si chiamava: “Jamboree della Pace”.

Il percorso era costituito da varie prove tecniche e pratiche su una distanza di marcia di circa due chilometri.  La nostra preparazione durò per tutti i mesi che ci separavano dal mese di Aprile, data dello svolgimento del  Campo  dell’Arcobaleno.  La preparazione e gli allenamenti delle prove tecniche e di gestione del campo scoraggiarono diversi ragazzi  che abbandonarono gli scout.
Il giorno della partenza per Cernobbio eravamo solo in otto, una squadriglia: I CERVI.  Io ero stato designato come Capo Squadriglia, in sostituzione di Alberto assente per ragioni familiari.  Il primo giorno fu impiegato per l’allestimento del nostro campo. Oltre alla tenda, montammo con paletti di legno, un tavolo con sedili a panca. L’angolo cottura con due fornelli e la zona  adibita al pentolame.
Il Fuoco di bivacco della sera si svolse nel “sottocampo” a noi assegnato. Il giorno dopo, con l’ispezione al nostro quartiere, iniziò la prima prova pratica per l’assegnazione dei punteggi. Per tutta la mattina si susseguirono le prove, che culminarono a mezzogiorno con la prova di cucina e di sistemazione dell’angolo del pranzo.  Nel pomeriggio si svolse il percorso di 1° classe. Partecipammo in tre, Claudio, Luciano e io. Tutti e tre superammo la prova,  diventando “Scout di Prima Classe.“ Io superai la prova per la partecipazione al Jamboree (ma poi, per ovvi motivi economici, non ci potei andare).
Il giorno dopo, al Grande Cerchio di Chiusura proclamarono  vincitore del Totem di San Giorgio per il Campo Arcobaleno, il Riparto “MILANO 1°”.
I Cervi del Bergamo 5° “San Luigi dei Francesi”  e i Camosci Bergamo 7° “Lepanto”  conquistarono il secondo posto a pari merito che assegnava alla “ Zona di Bergamo” l’incarico  di allestire il Campo di San Giorgio del 1948 a Bergamo.

La seconda fase del programma stilato dal Consiglio dei Capi prevedeva come obbiettivo il campo estivo.  La Squadriglia si mise al lavoro per approntare il materiale per l’allestimento del Campo. Le uscite finalizzate all’allenamento per le operazione di pionieristica e di cucina. Il campo si svolse a Foppolo nella località “Baita del Sole” in Alta val Brembana sulle sponde di un torrente affluente del Fiume Brembo.
Il treno della val Brembana trasferì il Riparto con tutto il materiale da campo fino alla stazione di capolinea nel paese di Piazza Brembana dove pernottammo. Il mattino dopo, caricato tutto il materiale del Campo su un camioncino, noi,  zaino in spalla, iniziammo a piedi la marcia che ci avrebbe portato a Foppolo per raggiungere la “Baita del Sole”. La Squadriglia Cervi aveva come ospite uno scout del disciolto Riparto BG. 3°: Cesare Bonicelli che si inserì molto bene nella nostra squadriglia (un amicizia che si protrasse nel tempo). Aggregato c’era anche l’unico “lupetto” del ‘Trofio: Enrico Veneziani, orfano di un Capo Riparto del CNGEI. Ad un certo punto, circa a metà strada, Enrico (8 anni) non ce la faceva più a continuare. Cesare si offerse volontario per portarlo in groppa, sopra lo zaino, suscitando la nostra ammirazione.

Le attività si svolsero regolarmente per tutti i quindici giorni, anche il meteo ci fu favorevole, sempre bel tempo con soli due giornate di pioggia. In una delle due giornate Capo Carlo, su invito di capo Paul ci fece vivere, nella  giornata di pioggia, come se fosse una giornata di “sole” seguendo il programma stabilito. Solo la cucina e il tavolo da pranzo  furono dotati di un tendone protettivo. Non si ammalò nessuno, malgrado fossimo tutti bagnati fradici.
Ricordo personale, mia nonna, la mia unica parente, quando le raccontai della nostra “avventura” sotto l’acqua, da vecchia saggia, non mi rimproverò, ma sentenziò  lapidaria: «Ol Signùr di sterlöch  al dòrma mai» (Il Signore dei babbei non dorme mai *)
Il Campo si concluse con un Grande Gioco a cui partecipammo noi, gli scout e i lupetti del Crema 1°,  che erano accampati sull’altra sponda del torrente. Eravamo due gruppi di città vicine, e i nostri capi collaboravano fra loro. La Messa di chiusura fu officiata dal Vescovo di Crema.

Quell’estate, dopo il Campo Estivo, mentre tutto il contingente italiano era in Francia al Jamboree, la nostra squadriglia fu prescelta per prestare servizio quale “Squadriglia Tecnica” al Campo Scuola di Colico. Fu per noi un esperienza fantastica, unica e irripetibile.

ANNO SCOUT     1947 – 1948

(Ultimo anno del Riparto BG. 5°)

Alla ripresa delle attività, dopo le feste natalizie, Capo Paul ci comunicò che il Riparto avrebbe dovuto cessare le attività e chiudere la nostra esperienza scout per la mancanza di Capi e di almeno una nuova squadriglia. Ci spiegò che un Riparto con una sola squadriglia poteva solo esistere come “ Squadriglia libera”, ma che il regolamento ASCI non prevedeva questa forma di attività.  (permessa nella associazione francese degli  “Scout de France”). Il Capo Carlo C. doveva prepararsi per l’esame di stato dell’ Istituto Tecnico Commerciale, e Capo Emilio R. si era iscritto alla facoltà di  Medicina all’Università di Pavia. Entrambi non avrebbero potuto dedicarsi al loro servizio nel Riparto. Riuscimmo a convincere il Vice (A. E.) don Giovanni a permetterci di tenere in vita la nostra squadriglia almeno fino al Capo di San Giorgio del 1948 che si doveva svolgere  l’8 e 9 maggio 1948  ad Alzano Lombardo presso la Villa Pesenti.
Iniziammo un periodo fantastico di autogestione, come “SQUADRIGLIA LIBERA”.  E partimmo per il Campo di San Giorgio.
Avevamo preparato tutto, materiale per cucina. Viveri, per tre giorni, forniti dalle suore dell’O.M. Pane non ce ne diedero. In compenso avevamo farina gialla, uno zaino pieno, polenta a volontà.
Il solito stoccafisso e le solite arringhe. Niente carne. Frutta: 14 mele piccole, ma in compenso un po’ acerbe.
La sorpresa l’avemmo all’ingresso del Campo. Dopo esserci presentati abbiamo chiesto il permesso di accamparci nel territorio del Campo. La risposta fu chiara e categorica: non era possibile, accesso negato. Spiegammo che eravamo la Squadriglia vincitrice del Campo dell’anno prima. La nostra vittoria aveva concesso alla nostra Zona Scout di avere l’onore di ospitare il Campo di San Giorgio del 1948. Nulla da fare, non avevamo pagata l’iscrizione, non eravamo in elenco come  ospiti,  eravamo solo degli scout “nessuno”, quindi: niente ingresso. Chiesi di parlare con Don Gino Cortesi, mi sentii rispondere che avevano l’ordine di non disturbare i “Capi”. Ci fu consigliato di provare al campo ROVER dislocato nel campo sportivo della parrocchia.
Ci incamminammo, ma quando arrivammo al  Campo, i Rover di “servizio accoglienza” non furono per nulla accoglienti. Ci spiegarono che non potevano farci accampare, in quanto non eravamo Rover.
Decisi di indire subito un Consiglio  di Squadriglia estemporaneo. Secondo la regola delle “Squadriglie Libere” le decisioni importanti dovevano essere prese e ratificate da tutti i componenti della Squadriglia a parità di voto. Appoggiammo gli zaini in una aiuola sul piazzale antistante il Campo sportivo dove era situato il “San Giorgio Rover” e ci sedemmo sull’erba per discutere e riposare. Avevamo fatto circa dieci chilometri di marcia a piedi, carichi come muli per sentirci dire che non potevamo accamparci né al Campo Scout né al Campo Rover.
In apertura del “Consiglio”, il “Vice” Luciano dichiarò, seccato, che lui non aveva fatto dieci chilometri per ritornare all’Orfanotrofio senza fare i due giorni di “Campo” che ci eravamo meritati. Approvammo tutti, all’unanimità. Sapevano tutti che quella era l’ultima “Uscita” del nostro Riparto. Il direttore era stato chiaro: « Al vostro ritorno basta “Uscite scout”, mi riconsegnerete le vostre divise. Il gioco è finito.» e noi volevamo finire “alla grande”.
I compagni stavano fissando aspettando la mia decisione. Mi ci volle un attimo.
Il motto degli scout  era: “Estote Parati” e noi lo eravamo. Compatti, decisi e pure arrabbiati. Abbandonammo gli zaini nell’aiuola e ci ripresentammo all’ingresso del Campo Rover. Parlai pacatamente, nascondendo la nostra frustrazione, con il Rover di servizio Lo informai che se non potavamo accamparci nel “Campo” ci saremmo accampati nella aiuola dove avevamo appoggiato gli zaini. Il tutto in perfetto “Stile Scout” e seguendo la nostra Legge in sintonia con l’ottavo articolo: “Lo Scout sorride e canta . . .” giusto? Ci fu in attimo di sconcerto, poi il Rover mi disse di attendere un attimo.
Quando tornò era accompagnato dal Capo Campo, Vittorio Ghetti (chiamato, come sapevano tutti gli scout lombardi, “Cicca”, dal suo soprannome nelle Aquile Randagie).  Lo avevo conosciuto al “Campo dell’Arcobaleno” l’anno prima. Presentai la Squadriglia, spiegandogli il nostro problema. Gli dissi, che quello era il nostro ultimo “Campo” perché al nostro ritorno avremmo dovuto riconsegnare le nostre divise e chiudere ogni attività. Il Bergamo 5° avrebbe cessato di esistere. Non so se fu la mia eloquenza o il suo buon cuore ma ci guardò sorridendo e disse al Rover in servizio: «Falli passare» e fummo  promossi “Rover ad honorem”.

La mattina del nove maggio Don Gino Cortesi venne al Campo Rover. Lo vidi parlare con Vittorio Ghetti che gli stava indicando la nostra tenda. Fu una piacevole visita, don Gino ci salutò tutti, uno per uno e si scusò per non essere stato in grado di farci entrare nel Campo Scout. Ci aveva cercati dopo essere stato informato che eravamo arrivati, come lui aspettava, ma nessuno fu in grado di dirgli dove fossimo accampati. Ci invitò a seguirlo e ci condusse alla tenda della mensa. Ci invitò a  pranzo e ci trovammo seduti tra i Capi della Zona di Bergamo. Ci fece sentire importanti, almeno in quel pomeriggio. Le attività finirono con la chiusura del campo di San Giorgio “sul Serio” con un Grande Cerchio. Noi tornammo in Orfanotrofio dove riconsegnammo le divise. Così si concluse la storia dell’ ultima Squadriglia del Bergamo 5° Riparto Scout, “San Luigi dei Francesi”.

Vorrei ricordare i nomi dei ragazzi che formavano la squadriglia libera Cervi dell’Orfanotrofio Maschile di Bergamo. Capo Squadriglia Paolo Poloni,  Vice Capo squadriglia Luciano Cividini, Claudio Piazzalunga,   Pino Volpi  e  Luigi Zambelli, ospiti del O.M. e  Giuseppe Troesi ragazzo “esterno” aggregato alla squadriglia.

Al Campo di San Giorgio di Alzano Lombardo riallacciai i rapporti con l’amico Mario Rota (Camoscio Gentile) del 7° BG che, con Padre Bassan  O.P. (Levriero Bianco), Pino Fagnani del BG.2° (Spiga Verde) e Sandro Tavecchi del BG. 1° (ShereKhan) stavano dando vita ad una formazione scout che avrebbe preso il nome di: “Tribù Natura Picchio Verde”.

HARAKIRI ©
Estratto del  libro ufficiale della Tribù Natura  “LA VERA HISTORIA” .
 

La mia appartenenza alla T.N.P.V  data dall’inizio dell’anno scolastico 1948-1949. Il permesso di poter partecipare alle “uscite” della Pattuglia Natura, mi furono concesse dal nuovo Direttore dell’ Orfanotrofio,  Don Alessio, verso Natale del 1948. Il mio inserimento come elemento attivo della Tribù venne ufficializzato con solenne investitura  il 15 Gennaio

(*) per la traduzione di “sterlöch – babbeo, duro di comprendonio” si è consultato http://xoomer.virgilio.it/kxqjfe/dialetweb/vucabula.htm
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Protetto: Continuo e Fine della mia Giornata Tipo

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